Il tema dei PFAS — acronimo di per- e polifluoroalchilici — è sempre più al centro del dibattito scientifico, ambientale e sanitario. Queste sostanze chimiche di sintesi, usate per decenni in molti processi industriali e prodotti di consumo, sono state protagoniste, martedì 24 febbraio, della conferenza tenuta dalla dottoressa Martina Melani, ex studentessa del Liceo Scientifico Benedetto Varchi di Montevarchi, nell’ambito del progetto di FSL “Oro Blu”.
L’interesse e lo stupore degli studenti e dei docenti partecipanti, testimoniano quanto il tema sia attuale e quanto ancora poco noto nella sua complessità.
Ma cosa sono i PFAS? La dott.ssa Martina Melani, laureata in Economia della sostenibilità e relazioni internazionali all’Università di Firenze, spiega ad una platea attenta che i PFAS formano una lunga famiglia di composti chimici caratterizzati da una catena di atomi di carbonio fortemente legati al fluoro; questa struttura conferisce loro estrema stabilità chimica e resistenza alla degradazione naturale. Per questo motivo vengono definiti “inquinanti eterni” o forever chemicals: una volta rilasciati nell’ambiente, non si degradano facilmente né con la luce, né con processi microbici, né con l’idrolisi naturale dell’acqua o del suolo.
Queste proprietà li rendono utili in molte applicazioni industriali e domestiche – dai rivestimenti antiaderenti alle schiume antincendio, dall’abbigliamento impermeabile agli imballaggi alimentari – ma proprio la loro persistenza è la causa principale di preoccupazione ambientale e sanitaria.
Alcuni dei composti più noti sono:PFOS (acido perfluoroottansolfonico); PFOA (acido perfluoroottanoico); entrambi classificati come persistenti, bioaccumulabili e tossici.
La capacità dei PFAS di accumularsi nell’ambiente e negli organismi viventi è uno dei motivi principali di allarme. Essi si ritrovano:
nell’acqua potabile, perché non vengono sempre trattenuti dai processi di filtrazione tradizionali; nel biota (piante, pesci, animali), da dove possono entrare nella catena alimentare e dunque accumularsi nel nostro corpo.
A tal proposito la dottoressa Melani illustra una serie di report, ottenuti da rilevamenti effettuati su territorio nazionale da Greenpeace, relativi a fiumi, torrenti e laghi che presentano concentrazioni variabili ma diffuse di PFAS anche in aree lontane da siti industriali.
Il dato allarmante è che la loro presenza sia ormai ubiquitaria – persino in aree remote del pianeta e la
Toscana non è esente da questo problema. I dati di monitoraggio ambientale condotti dall’ARPAT (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana) e indagini indipendenti mostrano che i PFAS sono stati rilevati nei corsi d’acqua e nelle acque potabili in diverse zone della regione ed evidenziano la presenza di PFAS nel 79% dei campioni analizzati in Toscana;
alcuni comuni tra cui Arezzo, Lucca, Prato, Viareggio e Massa – hanno mostrato valori relativamente più elevati nei campioni d’acqua. Nel Valdarno, purtroppo, come ad Arezzo, le concentrazioni soprattutto di PFOS, sono inquietanti.
Anche se in Toscana non si registrano grandi impianti di produzione di PFAS, come avvenuto in altre regioni italiane, la contaminazione è diffusa, distribuita lungo i bacini idrici e associata spesso a scarichi industriali, depuratori o processi produttivi presenti nei principali distretti industriali regionali.
La definizione di inquinanti eterni deriva dalla loro resistenza alla degradazione ambientale e dalla loro capacità di accumularsi a livelli più alti nella catena trofica: non si rompono nel tempo; possono spostarsi attraverso l’acqua, il suolo e l’aria;
si concentrano negli organismi viventi e nei tessuti animali.
Questa combinazione li rende un problema complesso da gestire non solo in termini ambientali ma anche di salute pubblica, con studi che collegano alcuni PFAS a effetti avversi sulla salute, inclusi noti effetti cancerogeni e possibili effetti sul sistema endocrino e sullo sviluppo.
Con grande chiarezza l’ex studentessa del Liceo Benedetto Varchi ha spiegato agli studenti e alle studentesse quanto sia vasta e complessa la questione dei PFAS. Comprendere la chimica, la diffusione e gli effetti di queste sostanze “eternamente persistenti” è il primo passo per affrontare un problema che richiede monitoraggio, regolamentazione e tecnologie innovative di depurazione. In un’epoca in cui l’acqua è un bene sempre più prezioso, conoscere ciò che essa contiene e come proteggerla è un passaggio necessario ad allertare una consapevolezza responsabile in ognuno di noi.



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